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Erotismo 12 febbraio 2011 · lettura 3 min · 4844 letture

Sigillo nel Tempo che fu

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Pan23 88 poesie pubblicate
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T'odio, o Tempo del Padre che non cessi! Di là e di qua la brama mia rimbalza, saltando su ologrammi nella rete dei soli disconnessi. Dove ci porterai, tu canguro ipnagogico che tra i baratri in mezzo alle stelle balzi? – di Morte frenesia, e di Vita! Cosa cerco, Sigillo? Sempre meno lo so, intanto che il tempo passa. Cerchi tu cosa invece, Sigillo? Mio specchio, egolalia riflessa nell'imago di vanità solipsistica, parla! «Finestre nuove cerca di varcare lo sguardo, verso nuovi più ampi spazi» disse la voce antica, che è stata la mia, che è la tua, Sigillo. I was I was – io ero, o forse eri tu Sigillo, a far suonare l'ora all'ombra del Tempo che fu? Nella mattina vanisce ogni voce al primo raggio, ancora di benzina i pomeriggi e il tedio spalmo, amica la nuova notte attendo – nuove notti sono in attesa, cercano un Principe per il reset del Tempo che fu: Odia il Padre, Sigillo! Odia il Padre, Sigillo! Odia il Padre, Sigillo! Il Principe perì, un manto di stelle fu la sua lapide. Ti fisso, Sigillo, perso tra le stelle. D'esse però nulla m'importa – lo confesso –, né nulla mai m'importò – che spariscano pure tutte, che crepino tutte, ora! Una ruffiana dalle cosce aperte attende ancora nel Tempo che fu: nel casolare del Tempo che fu c'è sempre qualche ruffiana che attende, Principessa mancata o pretendente, chiusa in agguato, in qualche ripostiglio celato nel cantuccio del Tempo che fu. «Ma soltanto il giardino del passato là fuori attende e il passo mio incatena» la cantilena antica quella voce continua, risuonando dal Tempo che fu. I was I was – ero io Sigillo o eri tu a cantar l'ombra all'ombra del Tempo che fu? Odia il Padre, Sigillo! Odia il Padre, Sigillo! Odia il Padre, Sigillo! «A notte, le raganelle cantano la serenata per le piccole stelle» – cantano, quelle stupide ranocchie; odi, Sigillo, il canto dalla notte del Tempo che fu? Non sanno ancora, loro, che di stelle non ce ne sono più. Il Principe perì. Che a farsi fottere vada la Principessa! Che nell'odio del Padre l'ombra si mangi la mia anima, Sigillo, mentre ti fisso nel grembo d'inedia del Baal della Madre. D'essa, confesso, di quest'anima mia, nulla m'importa, né mai nulla m'importò – che crepi l'anima, crepi l'assenza presente, nell'ora assente passata del Tempo che fu. Per vedere il video con questa poesia
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I versi tra virgolette sono tratti da un'altra mia poesia, "Neanche i mandorli lo comprendono", i primi quattro, mentre gli ultimo due sono tratti dalla poesia "La primavera" di Ugo Betti.

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L'autore
Pan23

Credo nella forza e nel valore dell'Individuo, unico nella sua autodeterminazione. Io sono Colui che è. Un Individuo, non una categoria. Sono Legge e Stato di Me Stesso.

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