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Ribellione 6 marzo 2011 · lettura 4 min · 2190 letture

Sigillo nel Tempo di Guerra

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Pan23 88 poesie pubblicate
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Pronto è il detonatore, la miccia accesa – mai ci sarà resa finché non sprizzi il fuoco in ogni dove. Io non minaccio, faccio. Picchia duro la mia ira. Marciamo contro il muro di Bisanzio, isterici come iene. Prepariamo, Sigillo, un mappamondo pirico che faccia delle ore pira, e trastullo giocondo e gaio per la sola igiene del Mondo. Io non abbaio, Sigillo. Nessun accordo no, nessun trattato è più possibile. Non prigionieri faremo, tolleranti non saremo né ragionevoli, pietra su pietra non rimarrà, a Bisanzio. Nessun bunker sarà idoneo rifugio, nessuna fogna potrà più raccogliervi. Io non abbaio, Sigillo – scavo fosse di fiamma per l'arzillo globale verminaio. Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! Il mastino è tornato, Sigillo – I will return. Si dirocca ogni tana, quella del povero e quella del ricco – io non minaccio, faccio. Satana, tu Signore delle molotov, fa' che s'incendi ogni baracca: il fuoco è bello e gaio, perché io non abbaio più. Tremano le tribù, i clan vanno in pezzi – ascolta l'urlo del buio, le sirene impazzite tra vie e piazze, il lamento folle che sale dal mare atterrito delle folle, Sigillo. Nike, tu mia Signora, sul mio capo turrito una corona poni, intrecciata d'oro e d'invincibile alloro. Su, avanziamo con katane d'acciaio, per espugnare le mura di Bisanzio! Io non abbaio, Sigillo. Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! Il mastino è tornato, Sigillo – I will return. Possano i senatori di Bisanzio avere un'unica testa bislacca, cosicché con un sol colpo io la mozzi, e poi la ficchi su in cima alla picca del Terrore – oh, che spicchi, essa, tra i plumbei vapori del napalm! Io non minaccio, faccio. Vedi, Sigillo: lo zio Charlie lascia la Famiglia e gli affari allucinati per venire a Bisanzio... i suoi macelli lascia ma porta con sé donne a fiumi, preleva carne fresca da ogni paese, femmine nuove ch'empiano i bordelli di Bisanzio – li adorna li ricolma come tacchine pronte per l'assalto di verminosi facoceri a mille e mille, affetta carne per la notte lunga dei lunghi coltelli. Sigillo, come grugnisce lo zio Charlie, guarda! Ansima grufola sospira e addenta, ringhia sui seni delle sue sgualdrine – ringhia, ma non abbaia, lui no Sigillo. Chiamano il Minotauro le latrine dell'anima, che torna nell'agguato dei neri alligatori dell'Averno, ritorna dall'acquaio buio del dimenticato – io non abbaio Sigillo, dall'ultimo campanile di Bisanzio i rintocchi ascolto: a morto suonano le campane per il Principe. Ora so che non c'è mai stato niente che somigliasse ad un Principe al mondo, né mai concederà Arianna il suo filo. Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! Il mastino è tornato, Sigillo – I will return. Guida tu la mia mano mentre scocco la freccia contro la feccia, Sigillo. Io non minaccio, faccio. Col Kalashnikov mi balocco, lesto il mio gingillo imbraccio, assai funesto mi sento e più cattivo. Sigillo, guarda: lo zio Adolfo, zombie pallido e redivivo, sfila in camicia bruna lungo il corso maggiore di Bisanzio; la sua testa sta piantata sul labaro feroce della Follia, nella grande parata avanza in mezzo ai fumi come macchia d'oscurità – lui non abbaia, Sigillo! Sbraniamo le carcasse ambulanti dei lupi grigi che tremebonde tra la polvere ancora vanno in giro! Ora abbia inizio la Grande Strage: strage di dèi, strage di re, strage di popoli, dei vivi scempio e dei morti! Segui la spietata mano di Ares, Sigillo! Non sia fiacca retorica la voce mia mentre cupa innalzerà inni al fuoco di purificazione, e sfrecceranno al contempo, nel cielo baio di Nike, miriadi galoppanti di cruise vaporosi. Io faccio, non abbaio; sprono le tigri – le inutili mie tigri – riluttanti e pigre a ruggir forte ancora e ancora: oh, che io le frusti in fantasmagorie pirotecniche sotto l'ali e i piedi combusti dell'Angelo della Morte! Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! Distruzione, Sigillo! I will return – è tornato, il mastino: si è accucciato a far guardia alle macerie, le fauci di sangue goccianti. Ringhia, ma non abbaia più. Se volete ascoltarla da me recitata
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L'autore
Pan23

Credo nella forza e nel valore dell'Individuo, unico nella sua autodeterminazione. Io sono Colui che è. Un Individuo, non una categoria. Sono Legge e Stato di Me Stesso.

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