Io odio
Rimangono stanze vuote
rimbombano
come cani annaffiati di spezie.
Vuoti a rendere alle finestre
spazi predeterminati.
Odio il rancore della sera
il rimorso del mattino.
Odio il cielo color porpora
e l'intenso battito delle ali.
La sera scende come pioggia battente
porta basculante interrotta.
Violenza di una sera
pane e cipolla.
Ecco il tempo è straziato.
Compassato si riposa
con membra spente
sul selciato.
Ho perso
son caduto
non ho saputo.
Odio i rintocchi dei campanili
il ciliegio che fiorisce in primavera.
L'immagine scolorita di un bambino
e la vittoria alle quattro nazioni.
Odio me stesso.
Con tutto me stesso.
©
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Commenti (1)
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Stefania Stravato13 febbraio 2011
E' una poesia che vale la pena di essere conservata. Profondamente sentita e condivisa.
