Trieste dai miei occhi
Vestita di bianco come sposa di roccia scolpita
t'inarchi sottile dalla collina arida del Carso
ai vicoli storti di porfido sconnesso a valle,
vergine ingenua a creder nell'amore del tuo mare
ad andargli incontro austera e tenera nelle labbra fresche
- lo baci con labbra di Bora
ad eccitargli onde e vele impavide nel piacere folle.-
"Te vojo sai ben", gli sussurri
dal corpo disteso nel letto caldo delle strade
raggomitolate come gatti nella cesta
e formosa di seni e grande il cuore ruvido
pieno d'occhi a spiar furtivi
-antiche vie d'ombra e sorrisi amari ed esodi
di cose lasciate o perse nelle icone di madonne sbiadite
o nell'oscurità dei portali marciti di muffa o nelle ghise abbandonate
delle tue piccole fontane che dicon di straniere poesie,
vigne de vin teran i tuoi cavei mossi, densi, acerbi.-
Anima tormentata sei,
antica nella storia delle genti dell'est
neoclassica nel dirti e nel darti
dentro i palazzi candidi di talco
che c'è ancor aria di novecento andato.
E bella, bella!
ti dico e ti invoco con lacrime stupite
di ritrovarti all'alba, coperta dalle nebbie e dalle storie popolari
riflesse nella luce opaca dei lampioni arrugginiti
clandestina malandata dentro i oci spenti dei veci
o languida sulla Piazza Grande del dopo messa di "mule" innamorate
che m'arrossisci con il sole, timida e sfacciata,
e m'incanti,
sempre m'incanti.
©
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Commenti (1)
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carla vercelli13 febbraio 2011
L'atmosfera di Trieste, città aggraziata e di confine, è resa con garbo e leggiadre immagini da questa bella poesia, arricchita anche da espressioni dialettali che aumentano i particolari dell'aria di "borotalco" e di storia che si respira in questa splendida città.
