L'uomo che esce dal bar

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Eloquente storia di un giorno, da ricordare forse solo per un giorno dai media e indimenticabile per una famiglia. Versi dal grande conflitto esistenziale: nel bar per un caffè, fuori per l'appuntamento con la morte. Molto ammirata.
Poesia che lascia un grande brivido d'amarezza e sconforto, eppure è realtà: una felicità delle piccole cose quotidiane, appena un attimo prima e poi la morte, trovata all'uscita da quel bar... Molto piaciuta, emozionante.
Si beve un caffè nel bar, si parla, dopo una discussione grottesca, si esce mirando la luce del sole che volge al tramonto, improvvisamente un colpo, morte inaspettata. Bella analogia tra il tramonto della luce e quello della vita che porta via la felicità, la speranza e i sogni! Quanta tristezza!.
Ho letto sempre con interesse una buona parte della precedente produzione di questo giovane e valente poeta mio corregionale, ma non sono mai intervenuto, perché non mi ritengo molto ferrato nella critica. Faccio però ora un'eccezione, perché questa poesia in particolare mi sembra degna di encomio e, pur rischiando di sbagliare, la avvicino, per contenuto e per bellezza formale, ad una poesia "esoterica" (senza titolo) del grande Fernando Pessoa: "A morte é a curva da estrada, Morrer é so nao ser visto. Se escuto, eu te oiço a passada Existir como eu existo. (...) "
drammaticamente esponi la caducità della vita nelle mani del caso. Situazioni analoghe avvengono e sono avvenute nei meandri del malaffare. Ben scritta e significativa, con Antonio per quanto riguarda Pessoa.

