In ginocchio di pelle
Potrei dire che il Tempio del tuo corpo
è come quello di troppe preghiere
recitate più in ginocchio di pelle
che sull'uscio di un cuore in meraviglia.
Singulti in contrazione di ogni salmo
sull'Ara sacra di un mentale averti
nella liturgia di umide pieghe
trascritta sull'opuscolo dei sensi.
Graffia la voce del canto tuo vero
mentre sgrano il rosario dei sospiri
sboccia il tuo fiore di carnale offerta
sacra rugiada ad ammantare il cielo.
Ed è piccola morte che sorprende
nel ricercare la vita dai fianchi
inarco la mia schiena in rauchi spasmi
annaspando nell'approdo mancato.
E rubo del divino le tue smorfie
empatico volo d'ali precluse
essenza di luna asciugata al sole
che brucia il ricongiungersi nell'Uno.
©
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