Un mattino di Dicembre nella stanza di Gennaio
È presto sul balcone timoroso domestico.
Non si chiama a quest'ora il pescatore
che gioca nei suoi occhi l'intimità del porto che si apre
e che senti pallidamente in quella luna sfumare
là dentro tra i vasi di gerani e le inferriate.
Parlarmi ad ascoltare chi è arrivato prima
un mattino di Dicembre nella stanza di Gennaio
e capire perché in un secondo trascorra un anno.
Se poi l'albero di un vecchio peschereccio
ha per gemma che sboccia volo solo un gabbiano.
Adagio mi perdo a vivere come i fogli d'un calendario.
Per strada il primo cappello allunga l'ombra e mi guarda.
Dei passi ascolto ad andarsene delle cose in silenzio.
Qualcosa a ringiovanire entra come gli pare sguardo.
Terra cielo mare.
Il ricorderai.
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