Mea culpa
Carla Fortebracci
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L’altalena dei pensieri torna infamante,
ricordi di notti e di brame accese,
orientali quei veli, magnifica amante,
ero sì dolce timido e cortese.
Infuocato il sentimento m’opprimeva,
cancellato il passato dalla mente,
povero cane al buio guaiva,
travolto da passione fremente.
Aurore ci trovavan nudi e stanchi
su letti disfatti e consumati,
i fiochi raggi ti lambivan i fianchi
nell’oblio dei sensi arsi e dannati.
Giorni e notti perduti nel nulla,
sensuali i baci e languide carezze,
poi pian piano la via si fece brulla,
s’apriron i varchi alle incertezze.
Fin quando il serpente mi strinse in gola,
geloso ogni passo, tremende le attese,
tormenti insoluti ora dopo ora,
l’ira mi sconvolse e l’anima s’arrese.
Non potei sopportar tale affronto,
tra le braccia di chi?... Ero deriso,
così t’aspettai fremente al tramonto
ed assalii con rabbia il tuo viso.
Mi scrutasti tremante e indifesa,
quel terrore negl’occhi palese,
ti trafissi il cuor innanzi la chiesa,
t’accasciasti con garbo sulle mie offese.
Ora vago dannato nella tua dimora,
nella vana speranza d’un perdono,
t’aspetto da allora ad ogni aurora,
ma il tuo sguardo impaurito non trovo.
©
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L'autore
Carla Fortebracci
Mi interesso da molti anni di tutto ciò che riguarda il paranormale e che apparentemente non ha una spiegazione logica. "Non esistono certezze assolute, laddove non si trovano spiegazioni logiche o viceversa". I Greci chiamavano “Poiésis “ l’arte del creare, l’arte del comporre specialmente in versi, rappresentand
Commenti (1)
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Gianfranco La Rosa4 ottobre 2013
Poesia sensuale e appassionata. Ma intrisa di malinconie.

