La morte
Carla Fortebracci
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Quiete solenne dalla falce oscura
che miete vite priva di rimpianto,
trema al suo passar il corpo di paura,
mentre smarrito scruti chi ti muore accanto.
Ma il giorno che poi scocca la tua ora,
al corpo aderiscono le angosce,
viscida guaina ti circonda ancora,
riemergere non puoi e ti rincresce.
Putrida melma il collo ti avvinghia,
s’avviluppa come serpe ai fianchi tuoi,
spalanchi gl’occhi c’è già chi ringhia,
chi assapora vita fra i denti suoi.
Fuggir vorresti dall’ingrata sorte,
fragorosi tuoni e poi il silenzio,
giunge il fetore della funesta morte,
sature membra dell’amaro assenzio.
©
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L'autore
Carla Fortebracci
Mi interesso da molti anni di tutto ciò che riguarda il paranormale e che apparentemente non ha una spiegazione logica. "Non esistono certezze assolute, laddove non si trovano spiegazioni logiche o viceversa". I Greci chiamavano “Poiésis “ l’arte del creare, l’arte del comporre specialmente in versi, rappresentand
Commenti (2)
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Silvia De Angelis30 marzo 2011
Grande epressività in versi che manifestano sensazioni profonde di attimi della vita molto particolari...
Moreno il Duca30 marzo 2011
molto espressiva la tua poesia si trova in essa la nuda e cruda realtà della vita complimenti a te


