Il respiro dell'immensità
Seduta su uno scoglio,
guardo il mare.
Il suo orizzonte.
Il suo cielo.
Mi perdo,
consapevole,
nel mondo che più ti piace.
Che mi piace.
Ora,
sento il vento festoso
che gonfia le vele.
Le gonfia a dismisura.
Come lune nuove.
Respiro,
appagata,
l'odore del mare.
Inalo la sua brezza.
La sua forza.
I cavi sorreggono,
coraggiosi,
le vele rigonfie.
Il cigolio
dei moschetti, le corde
che salgono e scendono,
il boma che si muove,
improvviso e vigliacco.
È tutto così naturale.
Sorrido di quegl'attimi.
Così belli e amati.
Allora
chiudo gli occhi
e ascolto il silenzio,
ombroso e fragoroso,
dell'acqua che,
fredda e salata,
sferza la prua.
Gocce e spruzzi,
irriverenti come le maree,
piacevoli come baci,
colpiscono, leggeri,
i corpi.
Quei corpi nodosi,
colorati da un sole
imperioso e caldo,
si ergono,
come novelli Ulisse,
in cerca di un'ambita meta.
Il respiro dell'immensità.
Padre mio,
io vedo te
in solitaria rimembranza.
Ti vedo.
Unico e orgoglioso.
Grande e vorace.
Ti vedo
Con la passione che t'accompagna.
Vedo il tuo amore.
Padre mio,
io ti vedo ogni giorno.
Io ti vedo vicino a me.
Ovunque.
Dovunque.
Per sempre.
©
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Commenti (1)
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Micol1 aprile 2011
Mi manca tanto il mare, mi manca il suo cuore, mi manca tanto Lui, e Tu lo sai meglio di qualsiasi altro. Bellissima e preziosa. Come... un diamante di Luna...
