L'odore del tuo seno
Inutile cercare l'urlo o la fanfara
che carichi il gesto
del solito gruunff dionisiaco,
inermi quegli eserciti di soldatini infanti,
fatue le loro marce solari
e le fughe notturne
solo sgambettii da operetta.
L'acciaio dei binari ancora fresco di valigie
da qualche giorno, ormai,
vuote di pensieri,
la lingua flaccida del politico demente
batte sullo stomaco a tamburo,
sulle antiche vestigia di un sistema nervoso
in avanzato stato di disuso.
Volevamo pane e ci avete dato pietre.
Ma l'odore del tuo seno
quando mi stringi anima e narici
non ha niente dell'ineffabile poetico
perciò tutto scompagina, rivolta, sgroviglia
poi ricompatta,
come un tuffo alla fine carpiato,
in quel paurosissimo cadere
che ha ormai la sensibile certezza
d'un finalmente altro che lo incontri.
©
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