A te

A te, cui Venere
concesse somma beltà
tra l'umano creato,
a te, Musa, rivolgo
il lamento del mio triste fato.
Infelice la mia mente
vaga come in un labirinto
d'avvolgenti spire,
ov'è frustrata ogni prova d'uscire
ed è facile ancor piu' sprofondare.
La tua beltà avvolge il mio dire,
sconvolge il mio pensare,
annulla il mio vedere,
ingigantisce il mio volere.
Ti voglio con la mente,
ti voglio con le mani,
ti bramo nel presente,
ti adorerò domani.
©
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