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Natura 1 maggio 2011 · lettura 2 min · 1612 letture

Zappatore

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Rosario Arundine 27 poesie pubblicate
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E' l'alba, il gallo spennato già canta, i piedi filano il cammino, ancora il sole, Maria santa, riscaldi ora questo mattino. Stagioni, voi siete passate, fiacche come i miei passi, sul viso, su colline inarcate, su frutti molli e duri sassi. Io bambino, il paese e la campagna, i dolci fichi e il duro lavoro giù col tramonto, la terra ristagna e gli amici d'una vita sono loro? Gracili vecchi, fiochi su giacigli, duri d'orecchi, morti per i figli. Ora la Notte afferra la collina, tocca nel petto con dita di ghiaccio, per le vie strugge l'occhio la gallina, rapace e sola col bastardo cagnaccio. Piangono i cieli sulle vuote case dai mattoni neri, son gocce di pace. Bianca una luce, lampo di fulmine, piccoli gli occhi. Buio torna caldo soffoca Vesti secche foglie cadenti in autunno Piedi piantati nella terra nera Rughe di legno contorte nel corpo Mani rovinate innalzate al cielo rami secchi storti Il vecchio Ulivo raspava il respiro, laide deformità sfregiava Tuono, schiarendo Fulmine lo prendeva in giro, come un bambino; nessuno il suono dell'albero penoso sulla collina, strappate le radici, questa mattina, ha, quando spezzato cadette, sentito?
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Un albero che cade in una foresta dove non vi è nessuno, fa lo stesso rumore?

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Rosario Arundine
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