Dispaccio
Quando la luce di sbieco ti taglia l'occhio destro
ne esce sangue dorato,
pagliuzze minute di un technicolor smisurato
e torna il ricordo di quello sparo profondo degli occhi
che si nasconde più spesso nel fondo del fare
di quanto non urli
temendo la sua sparizione.
Rallento il mio ritmo,
del cuore, del passo,
accordo il respiro
e mando un dispaccio deciso
alle remote legioni della pelle
alle mille straniere centurie
dell'ipoderma geniale,
ad ogni foglietto che sappia ancora germinare,
ché ricrei, con effetto immediato,
la mia morfogenesi tutta.
Si riprenda, la mia nascita,
quel tempo negato.
©
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