Ricordi
Tintinnino le tue labbra dischiuse
in un vociar come tra cielo e terra
vagheggiando il tempo che un dì fù.
Odi: suona or la campanella;
gli scolari, correndo nel cortile,
lascian le loro orme cancellando
inconsapevolmente il lor passato.
Odi ancora, e ascolta il lontano
continuo ticchettìo del bianco gesso
lì dove lascia le tracce dei secoli
andati, ai quali io vado spesso.
Un suono! Forse ancora più lontano
di un bambino in fasce appena nato,
inconsapevole del suo destino
innato...
Adesso eccoti lì, in sull'altare
vestita di purezza, col dolore
di un sorriso che vuol dire amare...
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