Senza titolo
Visto e considerato che non ho voglia di far niente
Scrivo una poesia:
che cosa poi essa sia
(bisognerà sottrarla alle ventose dell'ontologia)
Non so.
Se poi nel mio (chiamiamolo) cuore
Essa abbia un cantuccio
Forse un po';
la devo scrivere per far piacere?
Per far tacere?
Per stupire?
O per esprimere ciò che non posso dire
Il timore che mi assale prima di dormire
Se la debba lasciar correre, fluire
(non badando a questioni di gerarchia)
Oppure attentamente costruire...
Non la perfezione indago
Poiché per sentito dire
O per un presentimento vago
Pare ch'essa sia assente
Giacché l'ha affondata l'umano scetticismo
Legata a un'ancora di parole
E non la contempla l'ottusa mente
Di occhi rannuvolati di gravide tempeste
Che nessuno vuole,
che nessuno sente.
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Commenti (1)
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D
Dalassa5 giugno 2011
...già, perché si scrive? Argomento caro a tutti in questo sito. Si è consapevoli che la propria sensibilità non è limitata a ciò che proviamo e ciò che siamo, ma che è anche opportuno rappresentarla agli altri. Così si sceglie una strada ...se scegliere regole o libero cammino ha poca importanza, l'assoluta perfezione è solo fedeltà alla propria parola interiore ...il resto avanza. Molto interessante. Benvenuto.