Nebbia e respiro
Sento vibrare le foglie sotto le dita
Ma è un canto lontano di gente che si era smarrita
Smarrita per strade che sanno di pioggia e di terra
Per luoghi che assumono volti di donne danzanti.
Nel nero del cielo si vede passare un veliero
Col timone di carta e vele di nebbia e respiro
Da sopra un ciliegio una nuvola sogna e volteggia
E una polvere d'oro balbetta nel caldo scirocco.
Rimango seduto su un ceppo di marmo e cristallo
A un palmo una lucciola osserva il mio stesso scrutare
Riposa le ali di luce su una rosa appassita
E illumina il fiore sconfitto dal tempo e dai giorni.
Colori di cera e radici sulle mie mani
Tracciano il giusto confine di questa terra smarrita
Smarrita nei caldi ricordi di un freddo mattino
Che invade i pensieri e mi lascia sdraiato e impaurito.
Potrei raccontare il tuo corpo a queste chimere
e tracciare il tuo bianco profilo con queste mie dita
senza scordare i respiri lasciati dalle mie labbra
che ancora ti vestono e ancora ricordi.
Chissà quale è il senso di queste bizzarre visioni
Chissà quale è il senso di queste amare carezze
Le bevo come fossero acqua di neve
Le tengo dentro la mia bocca per non farle cadere.
Poi il mattino colora il mio corpo lasciandomi nudo
E fa evaporare ogni sorso che avevo bevuto
Mi lascia un sapore di chiodi e pane bruciato
Mi lascia in regalo una luce che avevo perduto.
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Commenti (1)
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Anna Maria Scamarda10 giugno 2011
Già il titolo, molto bello, è una quasi poesia... I versi, che pare alludino all'amore per la propria terra, si snodano attraverso le visioni di un sogno; che l'autore esprime con immagini riccamente poetiche e fortemente emozionali. Molto significative le metafore. La chiusa è un piccolo gioiello; a corredo degli splendidi versi.
