bambino
Resto qui a guardare, non voglio disturbare,
la curiosità mi guida, voglio vedere come e se.
Come andrà a finire e se avrà un finire,
non credo sia reale ciò che m'accade.
Destati, vienimi a prendere e conducimi tu,
il mio percorso mi spaventa e un po' m'assale
la paura di sbagliare, il timore di soffrire.
Voglio, fortemente voglio tornare a camminare.
Da troppo tempo sei imprigionato,
da troppo tempo vivi nascosto e ben celato.
Voglio che tu possa dire di te ciò che sei,
desidero liberarti perché tu possa vivere.
Non sono io colui che conoscete, costui,
è ciò che vi aggrada conoscere, ciò che
pensate sia io,io non sono, il mio io
è morto in me tanto tempo fa.
Ora quel bimbo ha fretta di tornare,
non può più aspettare, ha fretta d'arrivare.
Non conosco la sua strada, ciò che so,
è che è l'ora di ripartire per tornare a vivere.
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Commenti (1)
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Marina Como31 marzo 2007
Cavolo! (mi confermi la tua bravura) in una anno nessun commento a questa poesia e solo 66 letture! il sito è sicuramente molto affollato. Fortuna sei l'autore del giorno così ho potuto trovarla facilmente. Devo dire che non è la mia tua preferita per la mancanza forse di figure retoriche o di ”lirica” ma il soggetto è stupendo e ben studiata la paura e la voglia di far emergere il bambino che abbiamo soffocato.