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Famiglia 20 ottobre 2006 · lettura 3 min · 6157 letture

Mio zio

D
Daniele Piredda 240 poesie pubblicate
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... e adesso non lo vedrete più quando passerete per la piazza; anche se non ve ne accorgerete, non lo vedrete più. L'ho visto io l'ultima volta, ed era innocuo; aveva intorno tutta la sua gente; stavolta non ne mancava uno. Ed era il giorno di Natale; se n'è andato senza far gli auguri. La notte abbiam scartato cento pacchi; alle sette abbiamo rivestito quaranta chili. Ed è banale adesso cercar parole buone Che sfiorano lì dove nasce il pianto; chi era ora non lo so, non so più come pensava, ma il primo uomo da imitare è stato lui: i primi calci al pallone nel cortile, la prima buona musica nella sua macchina, i primi approcci sui discorsi del sesso, la prima sigaretta, il primo spino e... (quanti pianti...) Chiamarlo zio non mi riusciva bene: tra pochi anni avrò la sua stessa età. Ero sicuro che ne sarebbe uscito fuori, ma ho confuso la debolezza con la volontà. L'ho avuto davanti qualche volta, mentre si confidava, ma forse si vergognava e un po' mentiva; diceva di non aver preso la "ruota", ma guardandomi negli occhi quasi piangeva. Avrebbe voluto, me lo sentivo, tornare indietro di qualche anno: portarmi al mare, giocare a pallone o fumare ancora qualche volta insieme... Poi la notte, il buio completo, un incontro casuale di tanto in tanto, la sua pelle sempre più attaccata alle ossa e il mio rancore verso di lui. Perché mi stava distruggendo un mito, perché non mi chiedeva di aiutarlo, perché già sapevo che, se fosse morto, mi sarei perduto tra i rimorsi: ...e se lo avessi preso e portato al mare? ...e se gli avessi parlato di donne e d'amore? ...e se lo avessi picchiato, se lo avessi umiliato, e se avessi ucciso chi gli faceva del male? E invece niente di tutto questo: l'ho sempre sentito maestro ed io il suo allievo; e se lo avessi seguito in piazza sicuramente mi sarei bucato anch'io. Il suo silenzio non me lo ha permesso: era felice per me, mi vedeva realizzato, perché lavoravo, perché guadagnavo, e perché un giorno sicuramente avrei trovato... avrei trovato ciò che non ha trovato lui: una ragazza che lo aspettasse a casa. Ed è anche per questo che si è lasciato fare: a casa c'era solo una vecchietta a fargli da mangiare
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Con questa finisce la mia personale "trilogia" dedicata alle persone care scomparse. Lui aveva 32 anni e 8 mesi il 25 dicembre 1989 e io ne avevo compiuti da poco 26. Era stato semplicemente il mio primo punto di riferimento fin da bambino, poi l'AIDS lo ha consumato piano piano fino a spegnerlo definitivamente alle ore 7 di quell'indimenticabile Natale. (02- 01- 1990)

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Daniele Piredda
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Commenti (5)

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Francesco Carlucci20 ottobre 2006

Quando si vuol bene ad un familiare credo sia per sempre... E tu lo hai dimostrato con le tue dolci parole verso un uomo che sapeva di dover andar via ma dispisceva lasciare chi amava... Da lassù ora lui starà sorridendo sapendo che gli hai scritto queste belle parole.

H
Histoiredol1 novembre 2006

In poche righe... una sceneggiatura... una storia di vita

Simona Scudeller2 febbraio 2007

le lacrime sono scese da sole senza che potesi sommesamente implorare di nn farlo... le sto lasciando cadere genuine... sono sbadata anche in questo... br tu, hai il dono, lo sai? br

Rossodisera13 settembre 2007

col suo silenzio, non chiedendoti aiuto ti ha dimostrato tutto il suo amore, purtroppo non è facile aiutare chi non lo vuole e si lascia andare, forse sapeva che sarebbe stato più dannoso per te che positivo per lui. poesia molto dolce.

Ausilia Giordano13 settembre 2007

Sono dolcissimi versi, anche se evocano un dolore che non passerà mai, perché si perde un bene prezioso.