Inquietudine

Andavo a bighellonar senza meta,
lontano anche a me stesso,
l'anima tranquilla com'acqua cheta,
lo sguardo fisso sulla strada,
sullo sfondo l'ombra d'una pineta.
E poi t'incontrai!
E fu un effluvio di parole,
sgorgare come un inno a lungo serbato,
che si sprigiona al caldo sole.
Ho accarezzato i tuoi riccioli d'oro,
soffici e lucenti, disposti a raggiera,
e i tuoi occhi, tinti
d'un azzurro cristallino,
brillanti come stelle
anche nella notte più nera,
e la tua pelle, candida
come neve immacolata,
emanar un senso di purezza
fresca, incontaminata.
La tua innocenza di limpida primavera,
nel mio cor s'è mutata
nel calore d'una torrida estate,
che brucia le vene,
d'un amore che invoca,
ma lieve, che rode spietato,
che scoppia con fragore,
che tace inquieto,
che teme il proprio ardore,
che muore d'amore!
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!