Sul giardino del nulla
Marco Zuffo
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Nemmeno delle sue rose
si curavano i nipoti vigliacchi,
e girando i tacchi,
serbavano alle erbacce nicchie di terra fresca.
Escano pure i vermi
dai bassifondi di terreni incolti,
e biascicando veleni lividi
rivivano verdi rami di rovi succosi.
Rendendo piaghe i sentieri,
affondando spighe in calzini chiari,
sputa ruvidi semi neri
incurvati in pensieri vivi.
Aizza incazzando di proposito
sciami di zozze zanzare del cazzo.
Impertinente si semina distratto.
Curato da persone sfatte,
regala frutti creati alla rinfusa,
fiori dalla corolla sempre chiusa.
Sapeva da tempo:
"seppelliranno un altro gatto,
nel terriccio incerto,
del giardino del nulla".
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Marco Zuffo
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