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Sociale 4 agosto 2011 · lettura 1 min · 1271 letture

Il mio rum

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Cesare 112 poesie pubblicate
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Non la rialzo la testa proprio non ne ho voglia, non che fosse abbassata in segno di rispetto neppure di sottomissione né al potente né a Dio, sono solo troppo ubriaco tanto da lasciarmi schernire da quel gruppetto di adolescenti, ora proprietari del mondo domani probabili servi sciocchi di chi con poco li ammansirà Seduto su questa scomoda sedia di un sozzo bar di periferia di fronte all'ennesimo bicchiere, non ricordo neppure cosa contiene, contemplo il mondo, in fondo me ne frego che si smonti pure cada a pezzi o sprofondi nella fogna non mi impressiona, oppure dovrebbe interessarmi? Un sorso allora, ancora uno, se si sfasciasse il mondo chi imbottiglierebbe il mio rum? Si, il problema principale sarebbe questo, un mondo senza rum. In effetti questo è quello che conta, ogni giorno da anni muoiono decine di migliaia di bambini per la fame ogni giorno si combattono guerre idiote ogni giorno sono negate libertà ogni giorno si violentano donne ogni giorno ci sono nuovi pedofili ogni giorno fortunatamente distillano il mio rum.
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Commenti (1)

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Michele Tropiano4 agosto 2011

La poesia contiene ottimi ed originali spunti di riflessione: "se si sfasciasse il mondo \ chi imbottiglierebbe il mio rum?" questo è il problema principale, una sorta menefreghismo apatico dettato da un mondo amaro e senza più buone promesse, come recitano gli ultimi versi: non vale la pena più darsi troppa pena per questo mondo, allora ci si getta nell'alcool, attegiamento che mi ricorda un po' Bukowski... Lo vedo però più un monologo prosastico o teatrale, che una poesia, in quanto i versi sono spezzati un po' a caso e non contengono accorgimenti e procedure strettamente poetici.