Il mio rum
Non la rialzo la testa
proprio non ne ho voglia,
non che fosse abbassata
in segno di rispetto
neppure di sottomissione
né al potente né a Dio,
sono solo troppo ubriaco
tanto da lasciarmi schernire
da quel gruppetto di adolescenti,
ora proprietari del mondo
domani probabili servi sciocchi
di chi con poco li ammansirà
Seduto su questa scomoda sedia
di un sozzo bar di periferia
di fronte all'ennesimo bicchiere,
non ricordo neppure cosa contiene,
contemplo il mondo,
in fondo me ne frego
che si smonti pure
cada a pezzi o sprofondi nella fogna
non mi impressiona,
oppure dovrebbe interessarmi?
Un sorso allora, ancora uno,
se si sfasciasse il mondo
chi imbottiglierebbe il mio rum?
Si, il problema principale
sarebbe questo, un mondo senza rum.
In effetti questo è quello che conta,
ogni giorno da anni muoiono
decine di migliaia di bambini per la fame
ogni giorno si combattono guerre idiote
ogni giorno sono negate libertà
ogni giorno si violentano donne
ogni giorno ci sono nuovi pedofili
ogni giorno fortunatamente
distillano il mio rum.
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Commenti (1)
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Michele Tropiano4 agosto 2011
La poesia contiene ottimi ed originali spunti di riflessione: "se si sfasciasse il mondo \ chi imbottiglierebbe il mio rum?" questo è il problema principale, una sorta menefreghismo apatico dettato da un mondo amaro e senza più buone promesse, come recitano gli ultimi versi: non vale la pena più darsi troppa pena per questo mondo, allora ci si getta nell'alcool, attegiamento che mi ricorda un po' Bukowski... Lo vedo però più un monologo prosastico o teatrale, che una poesia, in quanto i versi sono spezzati un po' a caso e non contengono accorgimenti e procedure strettamente poetici.
