A galla dell’aurora
C’è chi passa bianco gabbiano
che affonda come la luna di buccia di mela
ad una parola di vergine sola.
Asciugata del possesso silenzio
se dolce di passo carezza.
Tu esiti al sole nell’acqua di sale.
Forse ondeggiando
combatti con un respiro
i sentimenti che vuoi
bellezza nemica complice
e trattieni il confine insaporito
a galla dell’aurora.
Si può passare sul filo di vita sopra la rete.
Ma alla fine il pulsare mattino
svola approdo di echi sfoltiti
e scroscia lo sfratto del paguro
una pace in conchiglia disabitata.
Qui l’ondata.
E s’ingorga
di spalle.
©
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