Resina

Spuntano dalla terra, con le dite frondose
che fiere ed impettite elemosinano il cielo,
sono scheletriche e un po’ mostruose,
quando la notte le tinge di nero.
D’inverno si spogliano un po’ maliziose
cosi che il gelo si fa impietosire,
poi si rivestono, un po’ vanitose
cosi che il sole le voglia baciare.
Ogni anno si sposano con l’amato lor tempo,
che ad ogni passaggio, dona loro un anello,
tra colonne sonore che gli alati col canto
ogni mattino fanno da ritornello.
Riciclano le foglie, ingiallite e ormai spoglie
che giacciono immemori dello scorso abbandono,
poi rinascono in gemme, che come medaglie
ancora si spillano rioffrendosi in dono.
Che sia un vagabondo od una regina,
ad ognuno con l’ombra danno pari ristoro,
assorbono gli spruzzi dell’amata brina,
e poi piangono lacrime di resina d’oro.
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