Alla foce del giorno
Approssima per mano in ascolto
un bendato volto smorfia
il morso ogni ora
d'una persiana nel torpore
che si regge all'aria
alla foce del giorno.
Un piattino accorda alla tazzina
zucchero e macchie di caffè
vicine.
E il pigro e la noia fanno il resto la mancia.
Le carte sono i tovaglioli abbandonati
scoperti in ogni angolo di strada.
E non basta avere l’asso di bastoni
per salire questi gradini
che non si esauriscono mai.
Tu il solitario pregato di riuscire estratto
in fila tra il rosso e il nero
giocato e trascinato fino al baro.
E qui la soglia che strapiomba il disagio.
Presente come lo schiudersi della luna
in dono d’un cielo poco usato dai poeti.
Ci si aspetta per chi si allontana.
Di poi
staccarsi.
©
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