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Riflessioni 12 settembre 2011 · lettura 1 min · 1519 letture

Gruppo 63

Michele Tropiano 139 poesie pubblicate
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In una mimesi di verità procreate ad oltranza da madri snaturate come l'alcool denaturato destabilizzato destabilizzo la mia parola frantumandola contro un muro l'hai sentito il fracasso? e il pianto della sintassi? e il dolore dellaccento? e la sofferenza dei parenti? (cinquant'anni cosa possono fare...) l'avete uccisa voi che pur l'amavate! (ma sarete assolti in tribunale...) Al funerale della poesia io non piangerà perché è gia morto molto tempo fà.
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Il Gruppo 63 fu un insieme di poeti (mai accuminati da un vero "manifesto") che durante gli anni Sessanti contribuì notevolmente a rompere gli schemi della poesia tradizionale, contro il lirismo e a favore di una oggettività anche nello stile: cinquant'anni dopo, la loro eredità viene a mio avviso quotidianamente travisata contruibuendo, stavolta, alla morte della poesia, quella vera, quella alta, non quella "cuore- amore"... Nell'immagine: Edoardo Sanguineti, uno dei personaggi di spicco del Gruppo.

L'autore
Michele Tropiano
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Commenti (8)

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In Venere veritas12 settembre 2011

un poco stordita dagli ultimi versi, ma bella nel complesso. un pelo retorica.

Rossella Gallucci12 settembre 2011

Apprezzo molto lo stile dell'autore e anche il tema . Condivido il pensiero espresso bene nella nota. L'unica cosa che vorrei capire è se i refusi sono voluti per enfatizzare questa rottura con il passato e questa oggettività nello stile (il dolore dellaccento - molto tempo fà - e poi quell'"io non piangerà" ma poi anche nella chiusa il verbo è alla terza persona quindi immagino che qui sia voluto) o se sono semplicemente refusi...

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hy ju12 settembre 2011

Come già ti scrissi, non vedo, come te, il tragico corteo funebre per la dipartita della poesia. La poesia è palpitante e viva, secondo me. Decadente, invece, penso sia, il nostro mondo. La decadenza ci sia d'ispirazione, poi ciascuno la canterà come sa, come vuole e come può. Poesia che ho molto apprezzato.

Amara12 settembre 2011

...anche se in effetti una certa retorica si sente... mi piaci in questa veste... ma non è certo responsabilità del g63 se le cose sono come sono... fino a che c'è ricerca nulla muore...è certa 'presunzione'...(proprio nel senso del presumere) che avvelena... buona prova per me...

Giuseppe Monteleone12 settembre 2011

...la poesia è la vita... morirà con l'uono... quando sarà il momento... bene hai fatto a scrivere - tu - una lunga nota...

EnzoL12 settembre 2011

mi piace, questa tua analisi, ma come gli altri sotto sono convinto che finché ci sarà cuore e carne la poesia non morirà... (ovviamente mio pensiero) anzi sono convinto che nei momenti bui e grigi come questo che stiamo vivendo l'arte esploda... come un baluardo... una scintilla... detto questo ... il testo mi è piaciuto molto...

Barbara Golini15 settembre 2011

come Juke anch'io penso che la poesia non sia morta ma come tutte le cose vere e vive incontinua evoluzione e senza pre- concetti e pre- monizioni e cunicoli limitanti e limitativi. Sono, anzi, convinta ch'essa sia ancor oggi (o forse oggi ancor di più) l'unica voce vera della coscienza umana del doppio che vive con noi di quello che non demorde e insiste affinché l'umanità evolva al meglio, di queste voci non se ne ha mai abbastanza e quando la de- grammatizzazione d'una struttura linguistica avviene da parte di chi la grammatica la possiede al meglio essa rapprrsenta solo una voce di protesta e l'indicazione di un malessere che sottolinea la limitatezza di quanto si riduce a mera esteriorità.

Maria Rosa Cugudda29 settembre 2011

Apprezzata notevolmente, un plauso alla vita della poesia!