La rabbia
Il mio male interiore
è fatto per durare,
in qualche situazione
galleggia nel mio mare.
Sono interferenze
di un passato "io".
Le mie sofferenze
tornando dall'oblio
danneggiano speranze
nel suono di un fruscio.
Sono io!
Che inconsapevolmente
ferisco senza mente!
Sono io!
Che se non son cosciente
dolore ai cari reco!
Nel nero di frequente,
di rado nel presente
io, cane malato,
mordendo piango il fato
che sanguina un po' meno
o un po' di più se sacro,
come il mio sereno
dopo annuvolato.
Capite gente sacra!
Capite questo morbo!
Il morso della rabbia
al cane crea disturbo!
Voglio cura!
Voglio cura dalla rabbia!
Assassini fa sentire!
Non immaginate quanta
vergogna c'è nel dire:
"La vita è paglia fina
che brucia in un fienile
ed io piango benzina
ustiona le pupille"
Ringrazio gente cara:
rigenerando vista
mi danno vita chiara...
soltanto c'è una svista...
Cicatrici adesso,
presenti sui miei occhi,
senza alcun preavviso
attaccano il sorriso
che diventa un ghigno.
Il cane mostra i denti
non riconosce sbaglio,
incontrollati eventi.
Lo scatto, morde e fugge...
Il gesto che distrugge.
Sei tu rabbia dannata
da sempre conosciuta.
Gemendo corre stanco
al suo fienile odiato
di nuovo alimentato
con bava mista a pianto.
©
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