Tormento ed Estasi
Denny Millanti
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Dalla ragion penzolar tentenno
e se un occhio nel vuoto, indugiando metto
al centro del fuoco l'altro, brama e gode.
Silenziate grida per mute parole
golose mi chiamano.
Riverberi e detriti d'infranta cagione
l'armatura risalgono.
Su occhi di luna sorgiva,
acqua di dolore s'accenna,
con cenere di ricordi s'impasta
e il buio al vero s'incolla.
Soffocando vezzi e malvezzi lievitar.
Ergo, che al perdono sta l'amor,
il coraggio... alla paura
e il dolore non cambia se i fattori inverto,
sinché l'illusion al sentimento innamorato
non s'appai.
Sulla lingua, sospiri e ombre
a danzar una Milonga vanno.
Neoclassici corpi che indugiano
in sotterranei muscoli, invocano.
Nativi assiomi si appagano.
Quieto sentor d'amore
che nella cunea man, intingo
e nei "ma" dei graffi e dei " se " nei ricordi
tampono a timbrar, congenite e gentili sorti.
M'affanno allora, su onde di prua
a risalir in picchiata e discender valli.
Fin senza fiato accellerar.
Perché amare e morire è il naufragar del cuor.
Errar allor mi renda grato quel dolce e triste viver,
di una vita sulla vita e senza tempo è l'emozione.
Dall'estasi tratto... mi premo al tormento
muoio e risorgo, cuore che pensa.
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Denny Millanti
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