Parassiti
E furono migliaia...
Nell'attimo di un respiro soffocato.
Caos raggrumato!
Massa rovinosa!
Risonanza letale!
Valanga crescente sempiterna
senza preavviso... e senza epilogo...
Ciechi e di fame e di violenza
a rivendicare l'ancestrale diritto
di irrompere, incenerire,
di sconquassare, soppiantare,
di aggredire, abbandonare,
condannarono a morte
risparmiandone sentenza,
la vita che fu da ostacolo
alla marcia funesta.
Nessuna fede osò profetizzare
dinanzi al sangue
di un terreno nero.
La religione del mondo
non fu che una pupilla dilatata,
essiccata alla cruda luce
di un albero denudato
pure della corteccia.
Bruciato nel midollo,
la sua leggerezza senza spirito
strideva con la maestosità del tronco...
Parvenza solitaria si ergeva:
monumento ai caduti
a dispetto delle residue credenze
di futuro auspicio.
Ma di primavera
lo spasimo di un ramo
si colorò...
il fragile verde di un germoglio
dai residui di sotterranea linfa,
inamovibile verità,
coppa di vita,
irraggiungibile principio,
giammai indovinato spirito:
rinata fu la speranza,
splendore improvviso,
vergine corazza.
Dalla punta delle sue dita
la madre del mondo
partorì i suoi figli
e l'umile vittoria d'amore
cucì di silenzio
le bocche della sofferenza.
©
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Commenti (1)
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Francesco Maria Donnarumma8 ottobre 2011
molto bella e molto sentita... trovo molto interessante soprattutto il finale... un consiglio personale all'autrice( sottolineo la personalità del cosiglio perché riguarda nel particolare la libertà di formazione del mio convincimento):le troppe parole non concedono al lettore possibilta sincere d'ascolto... troppo troppo prolissa... cara autrice cerca piu il centro del tuo insindacabile volere.
