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Riflessioni 7 ottobre 2011 · lettura 2 min · 746 letture

Parassiti

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Maria Taddio 16 poesie pubblicate
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E furono migliaia... Nell'attimo di un respiro soffocato. Caos raggrumato! Massa rovinosa! Risonanza letale! Valanga crescente sempiterna senza preavviso... e senza epilogo... Ciechi e di fame e di violenza a rivendicare l'ancestrale diritto di irrompere, incenerire, di sconquassare, soppiantare, di aggredire, abbandonare, condannarono a morte risparmiandone sentenza, la vita che fu da ostacolo alla marcia funesta. Nessuna fede osò profetizzare dinanzi al sangue di un terreno nero. La religione del mondo non fu che una pupilla dilatata, essiccata alla cruda luce di un albero denudato pure della corteccia. Bruciato nel midollo, la sua leggerezza senza spirito strideva con la maestosità del tronco... Parvenza solitaria si ergeva: monumento ai caduti a dispetto delle residue credenze di futuro auspicio. Ma di primavera lo spasimo di un ramo si colorò... il fragile verde di un germoglio dai residui di sotterranea linfa, inamovibile verità, coppa di vita, irraggiungibile principio, giammai indovinato spirito: rinata fu la speranza, splendore improvviso, vergine corazza. Dalla punta delle sue dita la madre del mondo partorì i suoi figli e l'umile vittoria d'amore cucì di silenzio le bocche della sofferenza.
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Maria Taddio
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Commenti (1)

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molto bella e molto sentita... trovo molto interessante soprattutto il finale... un consiglio personale all'autrice( sottolineo la personalità del cosiglio perché riguarda nel particolare la libertà di formazione del mio convincimento):le troppe parole non concedono al lettore possibilta sincere d'ascolto... troppo troppo prolissa... cara autrice cerca piu il centro del tuo insindacabile volere.