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Amore 18 ottobre 2011 · lettura 2 min · 2256 letture

In morte di mia madre

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Gino Ragusa Di Romano 28 poesie pubblicate
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La figlia dell'Erebo e della Notte, lieta e satolla, alle dieci della sera, alata, le ossa avvolte in veste nera, sparsa di stelle, non più dirà stanotte al Sonno, german di lei e dei sogni padre, che una donna, la mia santa madre, veda più il Sole o il chiar di Luna: alle dieci della sera un velo il viso imbruna. Il tuo silenzio or mi brucia il cuore, il tuo odore, madre, s'effonde nella stanza e le pareti, silenti, grondano sudore, testimoni a forza d'amara rimembranza. Il colpo altre volte la Falce avea sferrato, ma il suo occhio deviò la giusta mira, così la nera donna dal capo ammantato fuggì col viso smunto, pregno d'ira. Ormai hai vinto, o Dea del mondo certo! Dorme mia madre nel Sonno senza fine e va tra i Sogni dal responso incerto, dove gli orizzonti non hanno più confine. Ormai è finita! Contemplo il tuo bel viso, che l'eterna morte non ha trasfigurato. Ormai è finita! Mischio lacrime e sorriso, così mi spinge a fare il tristo Fato. Ormai è finita, o madre mia! Dormi, riposa e sogna con Morféo, Fantàsio e Fobétore nell'eterno gineceo, mentr'io, triste, ti canto l'elegìa. La tua grazia, o madre, io canto, la tua tristezza e la tua allegria, la tua sobria eleganza era un incanto, ti abbigliavi sempre e in armonia. Una grande eredità tu mi hai lasciato: il saper vivere con immenso amore, rispettar la dignità di chi sta a lato e dire tutto ciò che sente il cuore. Più tardi ti porteremo al cimitero, la dura pietra serrerà il tuo avello ed una foto raffigurerà il tuo volto; io piangerò ed accenderò un cero, poi, affranto, chiuderò il cancello, ma lascerò il mio cuore lì sepolto. Felice colui che dolor di madre non prova quand'ella si diparte. Le tre Parche son funeste ladre, ché rubano gli affetti a loro arte.
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La poesia "In morte di mia madre" 13 dicembre 2004 dell'autore Gino Ragusa Di Romano è tratta da " Speranze e delusioni " Pellegrini Editore - Cosenza 2007

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L'autore
Gino Ragusa Di Romano

Nacqui il 26 giugno 1943 a Pietraperzia, dove vivo. La mia famiglia m’impartì un’educazione spartana ed io ne condivisi gli insegnamenti, facendo degli stessi la mia norma di vita. Padre di quattro figli, col valido e costante aiuto della mia consorte, signora Maristella Calabrese, insegnante nelle scuole elementari, e

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