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Sociale 8 settembre 2016 · lettura 2 min · 796 letture

Quousque tandem

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Gino Ragusa Di Romano 28 poesie pubblicate
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Verrà giorno, in cui la bella Italia soccomberà per volontà di onorevoli persone; non avrà più rispetto e dignità e l’alto prezzo sarà l’abiezione. Di tanta distruzione sono rei loschi politicanti e immondi farisei, tutti quei cittadini indifferenti, irresponsabili ed acquiescenti; tutti i vili che possono e non fanno, ma, pur sofferenti, attendono, inerti, i tempi, che saranno bui e incerti, non pensando così al grave danno. I capi, che del popolo sono reggitori, in discordia tra loro sempre stanno non per comune bene, ma da rapinatori imbottiscono il portafoglio senz’affanno. La corsa al denaro è l’unica fatica, così rubano per sé e per l’amica; è solo tornaconto il loro governare, non rispettano le leggi, né i valori, né della Giustizia i fondamenti; sono indegni i loro comportamenti, ma passano per “nobili signori” mentre il popolo si lascia denudare. L’Italia oggi è caduta in servitù e questo, purtroppo, è l’alto prezzo, che degli annosi governi del ribrezzo ogni cittadino pagherà quaggiù.
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Il componimento risale a circa 50 anni fa; ma l'ho voluto riproporre per significare che ciò che scrissi molti anni fa, purtroppo è attuale con evoluzione in peggio. Infatti lo scritto, inserito nel mio libro "PATEMA" - Roma 1971

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L'autore
Gino Ragusa Di Romano

Nacqui il 26 giugno 1943 a Pietraperzia, dove vivo. La mia famiglia m’impartì un’educazione spartana ed io ne condivisi gli insegnamenti, facendo degli stessi la mia norma di vita. Padre di quattro figli, col valido e costante aiuto della mia consorte, signora Maristella Calabrese, insegnante nelle scuole elementari, e

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Commenti (2)

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Antonio Terracciano8 settembre 2016

E' molto amara questa poesia scritta e pubblicata, come ci informa l'autore, ormai cinquant'anni fa (ed è resa ancor più tetra dall'uso del maiuscoletto, come se fosse incisa sulla lapide dietro la quale riposa per sempre la nostra nazione) . L'incapacità italiana di sapere bene amministrare la cosa pubblica è probabilmente endemica: il Regno di Sardegna era forse un'eccezione, e si illuse di potere esportare facilmente le sue sane istituzioni nel resto del Paese; non aveva fatto i conti con le inveterate abitudini clientelari di tanti piccoli staterelli, con la profonda ignoranza delle masse del Mezzogiorno, con la presenza costante e invadente, prima palese e poi camuffata, di uno Stato teocratico...

Merlino8 settembre 2016

una rabbia toccante e che rende forte e intensa questa lirica che, purtroppo, lascia un amara constatazione. La patria defraudata d'ogni antico splendore rimane ancor più infangata oggi che cinquanta anni or sono per la stoltezza dell'italiano ma ancor più per la voracità di pochi che l'hanno derubata.