Case vuote
sudava freddo
perché la pelle tirava
e la calma vibrava
e storceva le ossa
e marcava le soglie.
le soglie morbide
e nebulose
le mani nuove
e stese
come lenzuola
e tiepide vergogne.
sapeva e capiva
ma la voce le si mordeva
e baciava la lingua
accolta
che mortale soffocava.
un sapore
ferro e fuoco
il sale si spargeva
come una pressa
infossava
in chiazze di fango
contro costole
e nocche appuntite.
un pozzo
nello sguardo
del fuggevole amplesso.
lividi segni
di sfibrata umanità.
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L'autore
federica miliè
Scrivo fin da piccola, ma sempre più piccola mi riscopro nei versi che sento in profonda evoluzione e metamorfosi. Credo di essere troppo giovane per comunicare cose che in molti possano sentire sulla pelle, ma da sempre per me l'unica libertà si chiama poesia. Leggerla e crearla è davvero inebriarsi. E' dono, una rad
Commenti (1)
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alessandro mazzeo20 ottobre 2011
Una poesia scritta molto bene con parole dure e più dolci che si aggrovigliano e ci rendono un'immagine di un soggetto a tratti nebulosa a tratti più chiara, a tratti violenta a tratti quasi ripiegata nella sua solitudine affamata. davvero molto bella.
