Come migranti folaghe

Folaghe dispieganti l’ali
al turbinar del vento
s’avviano verso lidi caldi di sole,
abbandonano terre
brulle e nebbiose
nell’ invernale morsa
ch’ammanta tutto
d’un’opacità spettrale.
Vorrei rincorrere anch’io
i brillanti colori della vita,
predisporre i sensi
all’infinito incanto
ch’essi destano,
inaridire gl’impetuosi
torrenti del dolore,
fugare le tenebre
che s’addensano
su d’ogni cuore.
Vivremo un giorno,
per un giorno,
la felicità promessa,
la pace dell’accogliente grembo,
l’affrancamento da ogni servitù
morale e materiale,
la fraternità universale?
Qui, nello scriverti e nel pensarti,
spingo i miei occhi a scrutar
quest’orizzonte così lontano
e l’unica mia certezza
è vederti sorridere e
sentir la stretta della tua mano.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!