Sui poeti
Marco Zuffo
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Esploravano un freddo e sterile
mucchio d'ossa indolenzite,
era gente mite,
umilmente incrociavano dita in ghirlande .
Morivano a grappoli,
come ortaggi imbalsamati su una tela da due soldi,
imbrattavano lettere ingenue,
avvolti nel fumo tenue dell'unica stanza.
Fumatori d'oppio
incrostati dalle facce gialle
sdraiati su brande
dentro buchi simili a stalle.
Vagavano in luoghi sconosciuti,
antri perduti o castelli da sogno;
creavano al pari d'un Dio
universi di sangue e scalpore,
amore e stupore,
voci poco chiare in contrasto con luci potenti,
visioni lucenti
nel cupo grigiore
in cui oggi scompare il senso del gioco.
Costa davvero poco indossare un mantello di seta scarlatta
o una bella cravatta
ma non sarà una frase fatta
scritta dal tatto stolto d'uno scribacchino da strapazzo
a strappare agli eredi il compromesso.
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Marco Zuffo
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