Un giorno di pura follia
Francesco Giardina
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Ringhia uccello stellato
fendi le nuvole
e squartale di gioia
mangia carta di seta impura
finché puoi
e migra,
migra lontano dal pianeta luce
partorisci in volo
un urlo di paura e uno di silenzio
uno per me
e uno per gli altri
nel mattino di un'altra epoca
vedo passeggianti impauriti
che suonano clacson
come fossero note del nabucco
filiere umane
che
si arroccano su marte
principi e regine
banche e sgualdrine
che sprofondano
in un abisso verde fatto melma
e col loro danaro
avanzano e
avanzano
fino a una fogna
dall'altro capo dell'universo
che ne fa definitivo scarto,
finalmente...
intanto
lungo un solo respiro
si cimenta
tutta l'intera galassia
sperimenta
l'assioma irreale
della sopravvivenza
di mala- luna e castigo
su barche e caravelle di fortuna
arrancano nella tempesta
i cenci di quel che la furia non risparmia
io
mi alzo a cadavere
quasi morto- quasi vivo
mi attraverso,
slitto
comunque sono
e basto
come un cenno
...e ricomincio anche da qui...
©
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L'autore
Francesco Giardina
Vivo a Palermo... ma in fondo quando scrivi non sei mai in nessun posto..
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