Una volta, la Sicilia
Francesco Giardina
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Questa non è una cosa qualunque
e nemmeno era Cosa nostra...
alta, sguaiata, dimessa batteva le ali sulle onde del mare...
calda, sensuale e indifesa come una goccia di pane
tra le cosce di una pallottola a forma di puttana...
batteva, batteva
alla mercé del mondo
degli arabi e dei corleonesi...
batteva, batteva
coi tacchi a spillo
che come aghi erano appuntati dritti nell'anima...
batteva, batteva
con le rughe oramai da tempo vaccinate
al battesimo di sangue e fame
d'ogni picciotto senza valigia
morto già prima di sognare...
batteva, batteva
sulle colonie purgatorie a forma di zattera
e di zucchero filato che s'affogano nel mare
tra cenci d' uomo, arance e limoni
per una fiaba che non è una crociera e nemmeno la Sicilia...
Un triangolo equilatero imperfetto
un buco nero in mezzo al mare
limbo di quercia santa incagliato sui vicoli dell'inferno
tra l'Africa l'Italia e il cielo si scorgeva una volta la Sicilia...
ma i ragazzi d'oggi su questi stessi scogli
ancora si sussurrano:
-Amuri miu, sta terra puzza, e puzza assai,
ma nnà sta puzza u'Signuri ci misi
puru u'sciavuru ru parrddisu!-
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L'autore
Francesco Giardina
Vivo a Palermo... ma in fondo quando scrivi non sei mai in nessun posto..
Commenti (1)
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Eolo10 gennaio 2017
Testo lugido struggente a narrare la storia la miseria della nostra amata terra. Tutto muove il sentire il riconoscere le radici che ci hanno reso forti teneri disperati. Passionali. Un elogio Grazie

