Il BACIO NERO

Zampillanti nordici inverni,
le tue labbra s'aprono in baci
che soffiano tempeste di neve.
D'un pallore eburneo brilli
come un magico, mortale ritratto;
triste e profonda come
il cielo sferzante di dicembre.
Dimmi tu,
pallida signora,
venere di fascinose oscurità,
sarà forse la notte,
coi suoi neri, insidiosi dedali,
e la sua funebre e gelida messa,
a nutrire il tuo pallido fiore?
Il tuo viso, una triste luna
ch'affoga in scure coltri di fumo;
il tuo seno, un cimiteriale, sanguinoso tramonto,
un sole ingrigito di vampirico erotismo,
lambito da ricciuta, corvina bambagia,
un calice ricolmo di terrifici sussurri
che sospira le stanche preghiere
di crisantemi reclini su gelidi marmi.
Pare che Venere stessa ti muova,
intrecciando i suoi fili
con sensuali e avvenenti crimini;
simile a una nera e superba rosa,
ammorbi l'intimo
di sconosciuti e spettrali profumi.
E si discioglie morente,
in flutti funerei e vischiosi,
il rosso amplesso
che infiamma il corpo
in fameliche lingue e canini
d'una fame orrenda,
brillante di perlacea poesia.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Andrea
Scrivere è il miglior modo per esorcizzare gli spettri che ci ammorbano l'animo: la scrittura è soprattutto sentimento immediato, intuizione folgorante, potenza dirompente che trasuda da ogni lettera.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
C
Citarei Loretta Margherita7 novembre 2011
un eros molto originale, bellissimo quell'inserire venere la dea dell'amore, complimenti notevolissima poesia
