Rimpianto

Ho goduto d’un altro giorno
di luce intensa di tarda primavera,
e con te ho parlato a lungo,
la testa sfiorandoti di conforto
e di baci gli umidi occhi e grandi.
Or che va all’imbrunire,
ecco ritornarmi le tue parole
- quelle che non avrei mai voluto sentire -
e cedo al tuo tragico soliloquio,
alla forza senz’argine d’un intruso
ch’altro non chiede che annientarti.
E tu, anima amata,
di lui divieni amante,
per sempre a me perduta!
D’un giorno felice,
cento n’hai spesi in angoscia,
quando la tomba che un giorno chiudesti
imprigionò perfino il sogno d’amare, di vivere.
Destino ha voluto
che lambissi il tuo granito
d’un tenero canto
che ha permeato
le residue pulsanti vene
d’una labile speranza,
d’un qualche sorriso,
d’un sangue ch’or mi riviene
freddo e sfibrato ad un cuore
che per te ha creato
un piccolo mondo incantato.
©
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