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Impressioni 7 novembre 2011 · lettura 1 min · 1647 letture

A Rocca d’Orcia

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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A Rocca d’Orcia ci sono ancora le strade lastricate di pietra lucida e consunta e le ripide scalinate dilavate da mille inverni. C’è la grande cisterna nella piazza e ci sono gli orti fra gli antichi muri. Il vento si leva sempre verso sera per spazzare i vicoli tortuosi e si infila fra le case abbarbicate e sale lungo il ripido crinale per tormentare il dominante mastio che fa da perno al sole. Taorgo ripercorre, come un rito, il suo lento tragitto quotidiano rasentando con cautela i muri calcinati. Porta sempre in una tasca l’Unità e nell’altra un libretto un po’ sgualcito di Seneca o Platone. Sotto il suo cappello bianco macina tenace la speranza antica di chi ha visto altri sfaceli. Ma sa che ormai nessuna donna, nessuna donna canta alla fontana.
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Dedico la poesia agli amici che mi hanno ospitato a Rocca d'Orcia, a quelli che mi ci hanno accompagnato e al nobile "indigeno" Taorgo Severini, che ho avuto la fortuna di incontrare nello splendido borgo della provincia senese. Chi vuole sapere due cose su Taorgo, può cercarlo su un motore di ricerca e vedere alcuni suoi ritratti su Flickr. Rocca d'Orcia oggi fa 29 abitanti.

L'autore
Omero Sala
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Commenti (1)

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S
Sanzi9 novembre 2011

... alcuni versi molto belli (-dilavate da mille inverni-, le scalinate; -il vento si leva sempre verso sera-...) restano impressi, danno l'idea di un posto lontano e azzurrino, pieno di silenzio, le cui strade sentono il suono di pochi passi che risuonano, uno di questi uomini sarebbe... la persona della dedica, dall'insolito nome... non fosse per una sillaba sembrava un anagramma, invece è un amico. La descrizione sembra di un luogo ma lo è anche di un aspetto dell'anima, e poi il discorso del verso finale sembra l'inizio di un'altra poesia Questa fusione di descrizione e introspezione (la quale ha un SUO tono, o tratto) comincia a essere senza una virgola fuori posto e -alta-.