A Rocca d’Orcia
Omero Sala
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A Rocca d’Orcia
ci sono ancora le strade lastricate
di pietra lucida e consunta
e le ripide scalinate
dilavate da mille inverni.
C’è la grande cisterna nella piazza
e ci sono gli orti fra gli antichi muri.
Il vento si leva sempre verso sera
per spazzare i vicoli tortuosi
e si infila fra le case abbarbicate
e sale lungo il ripido crinale
per tormentare il dominante mastio
che fa da perno al sole.
Taorgo ripercorre, come un rito,
il suo lento tragitto quotidiano
rasentando con cautela
i muri calcinati.
Porta sempre in una tasca l’Unità
e nell’altra un libretto un po’ sgualcito
di Seneca o Platone.
Sotto il suo cappello bianco
macina tenace la speranza antica
di chi ha visto altri sfaceli.
Ma sa che ormai nessuna donna,
nessuna donna canta alla fontana.
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L'autore
Omero Sala
Commenti (1)
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S
Sanzi9 novembre 2011
... alcuni versi molto belli (-dilavate da mille inverni-, le scalinate; -il vento si leva sempre verso sera-...) restano impressi, danno l'idea di un posto lontano e azzurrino, pieno di silenzio, le cui strade sentono il suono di pochi passi che risuonano, uno di questi uomini sarebbe... la persona della dedica, dall'insolito nome... non fosse per una sillaba sembrava un anagramma, invece è un amico. La descrizione sembra di un luogo ma lo è anche di un aspetto dell'anima, e poi il discorso del verso finale sembra l'inizio di un'altra poesia Questa fusione di descrizione e introspezione (la quale ha un SUO tono, o tratto) comincia a essere senza una virgola fuori posto e -alta-.
