Televivi
A scavar fosse per vivi
Sui divan si posan morti,
Che ancor non son, son televivi
Dal telecomando son assorti.
Combattenti al televoto,
Giudici perenni senza moto,
A pianger come l'aggeggio
Che fa nazion da Asti a Reggio
si' la tragedia si consuma
Tra giudicanti, arbitri e lenzuola
Leggere come il peso della piuma.
Chissà chi d'ingegno ha fatto scuola,
Come ride sconsolato,
A chi fa del cervell corrosa suola.
Nei salotti televivi vi son morti,
Che lo sono sempre stati,
Ma Non se ne sono mica accorti
Da intellettuali son truccati.
Ingannare stolti e televivi,
E tutto il resto fa mediocre,
Il cader dell'uomo giù pe' i clivi.
©
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L'autore
Alessandro Erato
Molte persone scrivono per piacere, altre lo fanno per lavoro. Io lo faccio per necessità. La necessità di imprimere sul foglio sensazioni, emozioni difficili da tener dentro. La prima vera poesia l'ho scritta all'età di 16 anni da quel momento sono diventato quello che sono e quello che scrivo. La formazione esteta
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