O bella Italia
Straniero mi sento nel tuo grembo,
sono sempre in procinto di salpare
per respirare la libertà e la luce.
Il vento, però, non spira in poppa
ed io attendo, mirando l'orizzonte.
Come l'uccello, cui fur tagliate l'ali,
non può spiccare il suo leggero volo,
nell'azzurro cielo, dove quiete regna;
così io resto nella vecchia tana,
dove l'ombra è sempre più profonda,
dove politica è demagogia immonda,
dove a mortorio suona la campana.
Qui mi sento un verme, che si nutre
del frutto marcio, nel qual fu generato,
dentro il quale vive ed a forza alberga.
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L'autore
Gino Ragusa Di Romano
Nacqui il 26 giugno 1943 a Pietraperzia, dove vivo. La mia famiglia m’impartì un’educazione spartana ed io ne condivisi gli insegnamenti, facendo degli stessi la mia norma di vita. Padre di quattro figli, col valido e costante aiuto della mia consorte, signora Maristella Calabrese, insegnante nelle scuole elementari, e
Commenti (1)
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carla vercelli11 novembre 2011
Un quadro di estraneità, immobilismo, demagogia e parassitismo in cui è facile riconoscere e cittadini e governanti. Molto ben scritta, uso piacevole e non condizionato delle rime, contenuto amaro e pungente.
