Ciò che rimane
Non mi rimane che il gelido oro
Di crine di rime spaiate
Che avevo abbozzato sussurrandoti parole
A cui ho cessato di dar vita senza far rumore
Perché una riga desiste lentamente dalla mente dell’uomo
E il suo avvizzirsi è cauto e monocorde
E muore senza far chiasso,
si spegne in un sordo tonfo, con un dolce tanfo.
Non mi rimane che il freddo di ciò che ho dato al vento,
solo un altro affanno, solo un cielo spento.
Non mi rimane che quest’attimo di commiserazione
Per l’estate persa a vagare in ogni dove
Per gli attimi spesi a cercare una motivazione
Per i capelli sparsi, le lacrime agli occhi, i rantoli bui.
Un secondo d’attesa per una smielata commedia
Un secondo di pena, sorriso bieco ed eccoti la schiena
A me rimane il nulla, a te mio caro il vuoto:
almeno lo indossassi con eleganza e non in questo viscerale, patetico modo.
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Commenti (1)
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Emanuele Martina3 dicembre 2011
la rabbia giusta per una storia d'amore... bella e coinvolgente, complimenti, piaciuta
