Amorosa iperbole

Conobbi un giorno
la Dea che crea l’amore,
con la voce dolce
e triste di chi sa
d’esser sempre ignorata,
con le labbra fresche di rugiada
e tremanti di calore.
Ricordo il suo seno
di niveo candore,
la sua pelle ambrata,
d’un’età d’innocenza e di pudore.
La raccolsi (o mi raccolse?)
sul limitar d’una strada
senza senso e senza vita
apparente alcuna.
Or che ci penso, strano,
ma nel vederla, m’accorsi
che c’era anche la luna
e poi il carro dell’orsa maggiore.
Che viaggio intrapresi,
per lo spazio siderale,
come d’una gita fuori porta,
perché tutto sembrava naturale!
All’atterraggio, sentivo
che, avrei potuto ancora volare:
avevo vinto una parte
del mio ignoto,
avevo una Dea da amare.
©
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