Non una parola
Ricordo di quella volta
io e lei seduti su una panchina.
Nella primavera ventilata
raggi di sole giocherelloni
si rivelavano a momenti
fra i rami del salice
che li imprigionava stretti
e a tratti liberava
sulle fronti gioiose.
Cerchi neri e confusi
disegnati dalle rondini in volo
portavano il pensiero lassù
fra quelle rondini e il cielo.
Il vento soffiava agile
fra venature verdi di foglia
e siepi rosse di bacche
alzando polvere danzante nell'aria.
Mentre nella superficie del laghetto
vibravano riflessi passeggeri,
il profumo intenso di quei fiori
spargeva aromi tutto intorno.
Proseguendo nella nuova sera,
il piacevole desiderio
di sfiorare le sue labbra con le mie,
naufragò dentro ad un vortice
di insicura timidezza
causata dal timore di un possibile rifiuto,
che inchiodò quel desiderio
alle lacrime di un sogno.
©
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L'autore
Giuseppe Morelli
Scrivere mi aiuta a mettere in chiaro me stesso, a risanare gli equilibri; è la dimensione congeniale in cui piace perdermi... per ritrovarmi.
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