La voce della ragione
C'era un muro di nebbia
quella fredda sera d'inverno
al parco dei sogni dimenticati e...
non ricordo nulla del suo aspetto.
Forse un aspetto nemmeno l'aveva
ma alla mente torna il pensiero
di un qualcosa sfumato nella bruma,
di una voce suadente ch'era pura armonia.
Non era un parco il luogo in cui mi trovavo;
no, era un vascello alla deriva nella notte più buia.
C'era il mare tutt'attorno e fumo negli occhi,
non riuscivo a mettere a fuoco nessun orizzonte
e le ore, si sovrapponevano confusamente.
Il mare era depositario di segreti reconditi,
scrigno di oblii avvolti dai flutti
e fu da un punto impreciso di quelle acque
che la melodia mi giunse alle orecchie.
Non era un vascello il posto in cui mi trovavo;
no, era una camera cinta da pareti di cartongesso.
Le ore erano giorni e i giorni settimane
e la pioggia batteva forte sui vetri delle finestre,
intensa come la caligine dei miei interrogativi.
C'erano le mie paure in quella stanza e delle ombre...
poi, dal buco della serratura di una porta
uscì la voce della ragione, si avvicinò sempre più
e attraversandomi il corpo, disse: “Affronta la vita!”
Così andavano le cose e... le foschie diradarono.
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L'autore
Giuseppe Morelli
Scrivere mi aiuta a mettere in chiaro me stesso, a risanare gli equilibri; è la dimensione congeniale in cui piace perdermi... per ritrovarmi.
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