Fiore di Plastica

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta
Commenti (13)
Una lirica che un po' mi stupisce. Un senso di malinconia e oserei dire, un senso di sufficienza e sopportazione verso se stesso, che non riconosco alla personalità dell'Autore. Forse mi sbaglio. La chiusa mi piace, sembra dire in altre parole: mi consegno a te, sono quello che sono, prendimi così, per ora. Ma forse, non ho capito nulla...
Molta amarezza, disillusione e quasi un certo senso di arrendevolezza ... fa di questa poesia, il delicato lamento di un'anima in cammino verso un nuovo inizio. Sempre bello leggerti.
Impressione dell'essere, poesia che racconta ciò che in fondo siamo, unici, nel bene e nel male ... ogni sensibilità, ogni individuo è ciò che è e, in qualsiasi caso si è veri, se si è se stessi ... le sensazioni ricevute son queste, bella e raffinata nell'esposizione... poesia molto sentita ... Ottima
L'autore in questa lirica si mostra quasi ...scoraggiato... l'introspezione acuta sembra trasformarsi in delusione... quasi rassegnazione. Ma comprendere d'avere qualche limite è forse anche l'inizio di un nuovo percorso che forse aiuta a meglio definire quei contorni che probabilmente oggi sembrano inconsistenti. Molto bella la chiusa che lascia intravedere una presenza amorevole che certamente contribuirà al risultato. Splendida!
un fiore anche se di plastica è pur sempre un fiore, anche se qui è inteso come un senso di rassegnazione, di delusione x un rapporto, complimenti notevole
Una profonda autoanalisi offerta su "piatto d'argento" a chi ci sta intorno, come dire, questo sono io, ecco i miei difetti ... però nella chiusa c'è un'infinita tristezza, avverto come una non accettazione di se stessi, impossibilità a cambiare; apprezzata molto per tematica
... scandaglio, presa di coscienza di un sè che non soddisfa... un guardarsi quasi con distacco e affidarsi riconoscendo nell'amore dell'altro la "normalità", direi un porto sicuro ... Lirica venata d'amarezza ma che sottende un'evoluzione...
Il fiore di plastica, una bellezza artificiale. Può sembrare a volte la copia perfetta di quello vero, forse anche al tatto, ma purtroppo è sempre senza profumo. Non ha farfalle attorno a sé, non ha coccinelle e neppure industriose api. Resiste nel tempo, sotto il sole e persino al gelo... ma scolora poco a poco, impallidisce rivelando, negli anni la triste finzione. Non è ciò che sembra. L'ammirazione che suscita ad un primo momento, si tramuta in nera delusione per chi s'accorge tardi di ciò che in realtà è. Una metafora straordinaria.
Una confessione e una consegna, per essere contenuto e tenuto, come un fiore da salvaguardare, nella sua fragilità. Piaciutissima poesia..."espiro e li guardo da lontano, i miei vapori" poi, è un verso geniale!
Cos'è un fiore di plastica in fin dei conti un'orpello che abbellisce e non profuma non vive inanimato meno vegeto del vegetale ma sempre essenziale però, perché il vaso senza il fiore (che in lontananza nemmeno si nota che è di plastica tanto è simile, e odorare non si può da lontano) è come la terra senza l'uomo.
"...Sono semplicemente io il problema"...Una frase che mette in evidenza l'aver preso coscienza di quello che si è. A mio avviso quando si giunge a questo livello di consapevolezza non c'è tristezza ma finalmente una serena accettazione di se stessi e dunque, se lo si vuole, ci si può mostrare senza paura. Quel "fiore di plastica" potrà dunque espandere il suo reale profumo... Mia personale interpretazione ma così mi piace intendere questa poesia ben scritta e curata nella forma.
Ognuno di noi ha dei limiti e qualcuno, forse, ne accentua l'entità per sentirsi più accettato dal contorno e perché vorrebbe, in tutti i modi, migliorare sè stesso... Poesia apprezzata
siamo solo e sempre noi il problema...è nei nostri occhi ciò che vediamo, nela nostro cuore e nella pancia, ciò che sentiamo, siamo noi il soggetto di noi stessi e ciò che intorno abbiamo, e capirlo è già una grande consapevolezza... il passo successivo è comprendere che non siamo definibili... ed è tutto molto relativo... l'incessante bisogno di catalogare anche gli esseri umani, di definirli entro confini normali, nasce dalla necessità di controllo, che a sua volta nasce dalla paura... compreso ciò possiamo sentirci liberi di essere... e non di apparire... una penna tagliente, sagace, lucida nelle introspezioni, in analisi affilate di stati d'animo oscuri, in cui s'imbatte solo chi si ponga di fronte se stesso, nudo. ammirata x stile e contenuto!









