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Amore 9 dicembre 2006 · lettura 1 min · 4267 letture

Era mio padre

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Daniele Piredda 240 poesie pubblicate
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Dalle mie piccole braccia protese che t'imploravano di sollevare, al giorno in cui ti ho guardato sparire nel suono elettrico di un avvitatore, avrò ingerito milioni di parole contribuendo a non migliorare il nostro dialogo a senso unico che aprivi, intento solo a giustificare. Le tue azioni, con il tuo cuore, abitavano troppo distanti tra loro, così distanti, che per comprenderti, ancora oggi mi tocca viaggiare. Ma ci son tappe che però non dimentico, come un abbraccio, ch'è forse l'unico, che caricai zuppo di sentimento per trattenerlo il più lontano nel tempo. E tu diventavi così il mio bambino, sciogliendoti in lacrime tra le mie braccia; e io, abituato a vederti roccia, mi accorsi lì ch'eri come stracchino. Domani mio figlio chiederà di suo nonno, magari dal letto, prima di prendere sonno; ed io gli dirò, come inizio di fiaba: ”Era mio padre, il più buono del mondo”.
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Listing: ”Soldiers Poem” - The Muse

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Daniele Piredda
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Commenti (1)

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Mariasilvia9 dicembre 2006

Sono emozionanti parole.I padri di ”ieri”, i nostri padri severi, querce, rocce, ma più fragili di quanto mai moi pensassimo. Emergono tanti ricordi...