Uomo della mia infanzia
Uomo della mia infanzia,
era la prima volta
quando ho lanciato,
appena nato,
gli occhi miei bambini
in quelli tuoi adulti,
mentre sfioravi
minuscole le mie mani
nelle le tue come
invisibili barchette in balia
del pamo tuo oceanico.
Quanto t'avrei detto
in quel piccolo istante
che niente erano le mie parole
per potermi tu ascoltare.
Uomo della mia infanzia,
erano le mie braccia
quando la sera
le vedevi da lontano
correrti in braccio
appena ti sentivo
dalla porta che tornavi,
o quando mi rialzavi
con ogni tua forza
dalle fragili cadute
della mia tenera età.
Quanto t'avrei detto
in quei piccoli momenti
che niente erano le mie parole
per potermi tu ascoltare.
Uomo della mia infanzia,
era lontano il cielo
in cui ancora adesso
il mio sguardo disperdo,
per cercare le coste
che abiti in trasparenza,
inseguendo solo ora
le parole che da bambino
non sapevo come dire,
le parole che adesso trovo
consumate dall'assenza
che nel cuore mi hai lasciato.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (1)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
M
Mariasilvia10 dicembre 2006
Un titolo bello, dei versi profondi.Quando l'uomo saprà capire, quanta felicità.Molto trasporto bella lettura.