Tutto ho perduto
La mia infanzia è un atrio calvo,
un fiacco nido di grida,
dove è remoto l'appunto
al secolo andato.
Archivio anemico, puerizia data
a notti di crateri randagi,
ne dirada da tutto un'infallibile
breccia, tripudio d'amore
a rammentare un'edera di lapide,
di mestiere la notte bada a non levar di infinito il sole bambino.
Una caverna misera come lo schianto
dov'è assidua la pietra, logica è la mano...
...perché anche la smania di vivere
vuol finirsi di una spina
immune, macigno cupo,
non imposto clamore.
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