L'escursione (prendere o lasciare)
Antonio Ciavolino
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La vita mentre mi frana
addosso, un eucalipto
sempreverde ed ondeggiante
per l`alta chioma ai venti,
mi rincuora. Sposalizio infausto,
disagevole di sogno ed illusioni,
contrasse il tempo mio con il reale.
Nel mondo più virtuale, i miei poeti
al Pantheon, in piazza Plebiscito
od ai giardini Naxos, discutono
da zone sui Navigli o da Toronto,
sul primo, sul secondo e via dicendo.
(Natura verde d`abete vede e ride.)
Seduto su un vulcano e circondato
da sciami di parole di cesello,
s`intarsia l`anima, irrinunciato lemma,
di cifre alla follia incise a mola.
Uomini gialli, rossi o bianchennero
contemplano perplessi lo scenario
di terre care e chiare e caste,
intense e le violenze. I miei poeti,
gemma qualcuno, invero, discettano
dell`estro che trapassa,
se il verso sia di miele o di melassa
e con parole in punta di bulino,
ricamano sull`acqua che traspare.
Cristo di pietra dal seno di fiamma
irrova i miei sentieri con le spine
ed incurante in vuoto d`attenzione,
perduto cuore, anima disattesa,
anch`io mi disquisisco di parole,
la prima, la seconda e discorrendo
concludo senza genio l`escursione;
discendo verso l`Ade quotidiano.
E` sul declivio dolce che rinnova,
il golfo, il vento, il monte
a mezzo cielo, le sue promesse
la natura e il sole, incandescente
occhio d`Iddio sempre presente.
Principio d`anno, prendere o lasciare.
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Antonio Ciavolino
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